Bardiani CSF 7 Saber, Bruno Reverberi: “Progetto? Il nostro progetto è smettere. Il ciclismo non ha futuro”

La crociata di Bruno Reverberi contro i punti UCI non si ferma. Il numero uno della Bardiani CSF 7 Saber contro il ranking del massimo sistema ciclistico internazionale prosegue, dopo che il trentunesimo posto ottenuto in questa stagione non permetterà di ricevere la Wild Card per il Giro d’Italia 2027, come sempre il principale obiettivo della stagione per la squadra Professional italiana. Nella lunga e vulcanica intervista concessa a TriCiclo Podcast, il patron della squadra non ha risparmiato accuse anche abbastanza forti nei confronti dell’organismo ciclistico internazionale, arrivando anche al punto di minacciare di lasciare il professionismo con la squadra.

“Siamo arrivati un po’ all’apice con Pogačar per certi versi, no? – ha proseguito Bruno Reverberi nella sua intervista a TriCiclo Podcast – Sì, ma si sta sfasciando tutto sotto. L’UCI non ha guardato niente di quello che c’è sotto. Il ciclismo sta sparendo, non lo guarda nessuno. Prova ad andare al bar a parlare di ciclismo, a vedere se trovi qualcuno che ne sa qualcosa. Lo sappiamo solo noi che siamo del mestiere.< A volte dopo il Giro d’Italia mi chiedono ‘Quest’anno avete finito, no?’. E noi siamo nemmeno a metà stagione. Questa è la realtà e uno dei difetti più grossi è quello. Noi giudichiamo in base a quello che vediamo noi dall’interno, che è una millesima parte di quello che bisogna vedere“.

Il numero uno della Bardiani CSF 7 Saber ha poi continuato: “Che progetto può avere un ciclismo del genere? Il nostro progetto è di smettere. Come fai a spendere 5 milioni e non avere diritto di correre? Non c’è futuro e il ciclismo non ha futuro. Abbiamo già pensato di chiudere tra due anni. Infatti abbiamo preso quattro o cinque corridori nuovi e li abbiamo fatti firmare per un anno solo, perché non c’è futuro. Non hai neanche il coraggio di andare dallo sponsor a chiedere i soldi. Avevamo fatto un progetto, quello dei giovani, e ce l’hanno tagliato di ufficio. Le Continental sono le uniche che vanno perché sono gestite da mestiere, perché per modo di dire sono dei dilettanti. Infatti io toglierei subito tutte le Professional, che non ha senso, e darei alle Continental la possibilità di fare come stiamo facendo noi adesso. Quindi in base ai meriti sportivi puoi fare il Giro d’Italia. Se con una squadra che spende 500.000 o 600.000 euro arrivi a fare anche il Giro d’Italia va benissimo. La squadra Continental costa 10 volte di meno“.

Il ragionamento prosegue con una considerazione sulle Continental: “Nelle Continental puoi fare contratti anche a 300 euro, non hai da pagare i contributi e tutto il resto. La squadra ti costa 600.000 o 700.000, non 5 milioni come la nostra, che nonostante tutto ha vinto otto, nove o dieci corse. La nostra squadra non vince al Giro d’Italia dal 2016, a Sestola. Eppure siamo quella che ha vinto più tappe al Giro, fino a dieci anni fa. Da dieci anni non facciamo un primo, un secondo, un terzo. Il nostro modo di correre era andare in fuga. C’erano in fuga tre squadre: la nostra, quella di Citracca e quella che oggi è la Polti VisitMalta. Adesso non vai neanche in fuga perché cerchi di tenere lì il corridore per fare la volata per il decimo posto per questi maledetti punti UCI“.

L’intervista di Bruno Reverberi si conclude con un ulteriore attacco all’UCI: “In UCI sono degli incapaci, hanno distrutto il ciclismo. L’interesse dell’UCI è supportare ASO e gli interessi dei grandi organizzatori e all’interno. Hanno dei dipendenti che guadagnano più degli avvocati. Ma si può vedere che l’UCI deve decidere con che bicicletta devi correre? Ci sono degli ingegneri che progettano delle biciclette e poi tu devi andare a farli approvare dall’UCI? Devi avere il bollino UCI, che tu paghi. Ma si può andare a vedere la misura delle calze? Si può fare un ciclismo senza radioline ai mondiali?”.

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